Orientamento sessuale e disforia di genere: il fenomeno transgender switch

Sul terreno delle identità, delle espressioni di sé e di esplorazioni di nuovi possibili “orientamenti”, recentemente si sta facendo strada una nuova tendenza che vede nella formazione di nuove coppie, due persone che intraprendono o hanno intrapreso un percorso di adeguamento psico-fisico secondo la propria identità di genere. A queste tipologie di coppie è stato dato il nome di “transgender switch”. Con la parola switch, si sottolinea la particolarità di “scambio”, laddove, ad esempio, una persona nata in un corpo maschile transita verso un genere femminile e costituisce la metà di una coppia nella quale l’altra persona è nata in un corpo femminile e transita verso un genere maschile.

In questo caso, nella conformazione finale della coppia è l’orientamento eterosessuale che emerge chiaramente. È possibile anche che, in un orientamento omosessuale, due persone MtF (che transitano dal maschile al femminile) o due persone FtM (che transitano dal femminile al maschile), costituiscano così una coppia lesbica ed una gay. Il pensiero dicotomico purtroppo è ancora radicato nella società attuale e per questo la tendenza a normalizzare, riportando tutto alla norma (eteronormata), si manifesta ancora più palesemente quando alcune persone si discostano dal binarismo sessuale prestabilito.

Nel 2013, un gruppo di ricerca americano ha pubblicato uno studio dal titolo: Measures of Clinical Health among Female-to-Male Transgender Persons as a Function of Sexual Orientation, nel quale si è osservato uno spostamento dell’orientamento sessuale in un campione di persone FtM a seguito della terapia ormonale con testosterone. Nello specifico, il 40% del campione, costituito da 605 persone FtM, ha mostrato un cambiamento nel proprio orientamento sessuale. Questo è stato inizialmente attribuito all’uso del testosterone ma si è rivelato poi più frequente nei soggetti FtM attratti prevalentemente da donne. Indipendentemente dall’uso del testosterone, infatti, questi soggetti hanno manifestato uno spostamento dell’attrazione verso gli uomini. Questo studio, in particolare, ha messo in luce come l’orientamento sessuale nelle persone FtM, non abbia un ruolo ben definito nello sviluppo della disforia di genere. Il suddetto studio, infine, suggerisce a clinici e ricercatori di non usare l’orientamento sessuale come specifico metodo diagnostico per i campioni di gruppi FtM. Inoltre, è importante, sia da un punto di vista clinico che teorico, essere consapevoli di una maggiore fluidità nell’orientamento sessuale delle persone FtM. Bisogna soffermarsi e ripensare la sessualità come possibilità altre di stare al mondo, uscendo dall’aspetto dicotomico del binarismo sessuale e di genere. Recentemente un articolo di Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta e psicosessuologo, ha rilevato una tendenza in aumento di persone  che intraprendono o hanno intrapreso un percorso di transizione da un genere all’altro, coinvolte in relazioni con persone nella medesima situazione. “Ho provato a dare un’interpretazione relativa a questa particolare tendenza socialmente in aumento. Parlando con alcune coppie transgender switch sembrano emergere una serie di caratteristiche di tipo affiliativo, ma anche sessuale. L’elemento affiliativo è riportato come strettamente associato al percorso lungo e complesso dell’adeguamento (medico-psicologico e sociale) tra l’identità psichica e l’identità fisica. Sembra che essere accomunati dallo stesso vissuto e dalla stessa esperienza di trasformazione possa avvicinare le due persone transgender fortificando l’intesa, l’interesse intimo e quindi formando una vera coppia. Relativamente alla sessualità sembra invece prevalere un elemento nuovo. Sono presenti dei forti sentimenti affettivi che trasformano l’esperienza di coppia in un’intimità di tipo “romantico”. Questo aspetto non è troppo distante dall’idea di una coppia “asessuale” dove l’esperienza erotica non si concentra prevalentemente sulla fisicità e il rapporto di tipo coitale, ma su differenti forme di espressioni di sentire e vivere l’amore del/per il partner” (Quattrini, 2016).

Ancora oggi il pensiero comune si contraddistingue da un forte radicalismo agli stereotipi di genere, al binarismo sessuale e al tentativo costante di “normalizzare” la varietà della sessualità umana in dicotomie rassicuranti quali maschio/femmina, uomo/donna, eterosessuale/omosessuale. Questa limitante prospettiva, frutto di un retaggio culturale, ci impedisce di posizionare lo sguardo nell’intersezionalità della vita, in cui si annidano racconti non ancora ascoltati e che dovrebbero invece esserlo poiché facenti parte degli infiniti mondi del possibile. Come fare per dare voce a queste storie? Raccontandole e ponendoci in quella modalità di ascolto attivo che dovrebbe contraddistinguere soprattutto il lavoro di chi è nel campo della psicologia. Altro importante compito dello psicosessuologo può essere anche quello di fare corretta informazione per creare strumenti di comprensione della realtà.

Dr. Davide Silvestri

Riferimenti bibliografici:

  • Quattrini F. (2016). Generazione Transgender: le nuove coppie e le nuove forme di sessualità, Il Fatto Quotidiano, 14 giugno.
  • Colton Meier S., Pardo T. S., Labuski C., Babock J. (2013). Measures of Clinical Health among Female-to-Male Transgender Persons as Function of Sexual Orientation. Archives of Sexual Behavior, 42, 463-474.

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