La misura per amare


“Donne che amano troppo” di Robin Norwood – ed. Feltrinelli

Questo famoso libro della Norwood, psicoterapeuta americana specializzata nel campo delle dipendenze, rimane con i suoi più di 30 anni di storia uno dei capisaldi della letteratura sulle dipendenze affettive.

Le donne che amano troppo sono le tante donne che vivono le loro relazioni all’insegna della negazione dei propri bisogni, annullando se stesse per salvare o cambiare un uomo che non le corrisponde come loro vorrebbero. Sono donne che portano ferite profonde alla propria stima di sé, continuamente alla ricerca di una compensazione e di un affetto che si illudono di poter trovare attraverso l’attenzione e la cura instancabile per l’altro, a volte finendo intrappolate nei problemi stessi di chi cercano di soccorrere. Si sforzano di piacere, sperano, aspettano, spesso con grandi difficoltà a chiudere i rapporti anche se non funzionano o sono addirittura dannosi per loro. A volte possono attraversare vari tipi di dipendenza, da quella da alcolici a quella da acquisti a quella da cibo, e spesso usano il sesso e la seduzione come uno dei modi per tenere viva e sotto controllo la relazione con il proprio partner. Per queste donne tutto è vissuto con alta emotività, preoccupazione, ansia, struggimento, elevati gradi di eccitazione, sofferenza. Gli uomini equilibrati, gentili, le relazioni reciproche, fatte di quotidianità e stabilità, sebbene idealmente agognati, risultano noiosi e non corrispondono alla loro idea di amore. La passione deve essere in ogni rapporto l’ingrediente principale. A volte questa passione può addirittura trasformarsi in violenza e abuso.

Raccontando frammenti di sedute di terapia con le sue pazienti, alternati da considerazioni e spiegazioni dell’autrice, Robin Norwood ci guida alla scoperta delle ragioni per cui ci si innamora sempre dell’uomo sbagliato, disseppellendo emozioni nascoste e meccanismi inconsapevoli, e mostrandoci la via verso la consapevolezza di sé e la guarigione. Lo stile è immediato, coinvolgente, ci si sente accolti dalle parole della Norwood mano a mano che ci si confronta con le proprie ferite. Non è comunque una lettura semplice per chi vive situazioni simili a quelle raccontate: il rispecchiamento, l’identificazione, a volte dolorosa, sono quasi immediati. Ma se si riesce con convinzione e con i propri tempi a giungere alla fine del libro ci si sentirà alleggeriti, purificati, con un nuovo punto di osservazione su se stessi e sulla costruzione della propria vita.

Il libro è consigliato non solo a chi sente di trovarsi in questa condizione, ma anche a colleghi terapeuti che vogliano approfondire il tema delle dipendenze affettive e ricevere alcuni spunti di riflessione sulle loro pazienti. Ma è suggerito anche a quegli uomini che, sebbene non menzionati nel titolo, amano troppo.

Dr.ssa Priscilla Berardi

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