Assistenza Sessuale: cosa, dove, perché

Chi è l’Assistente Sessuale?

In generale, si chiama Assistente Sessuale o Sexual Surrogate Partner o Sex Therapist quella figura professionale che si occupa di migliorare la futura vita sessuale di un individuo che soffre di disfunzioni sessuali. Il lavoro dell’Assistente Sessuale consiste nell’accompagnare la persona nella conoscenza del proprio corpo e nel superamento delle proprie ansie prestazionali e paure. L’assistente insegna, coinvolgendosi in prima persona con il dialogo e con la pratica diretta, il modo più adeguato per approcciarsi al corpo di un’altra persona, donandole e traendo piacere. Non necessariamente l’esito finale deve essere il rapporto sessuale genitale penetrativo: è possibile che questo cammino si fermi prima perché si sono già raggiunti gli obiettivi prefissati all’inizio del percorso, o perché l’obiettivo non era il rapporto sessuale ma la risoluzione di una determinata paura.

L’intervento dell’Assistente può essere richiesto direttamente dalla persona che beneficerà di questo trattamento oppure può essere sollecitato da un ginecologo, un andrologo, uno psicoterapeuta.

Da dove origina la figura dell’Assistente Sessuale?

Storicamente, questa figura professionale venne introdotta da Virginia Johnson e William Masters, pionieri statunitensi della sessuologia, che condussero studi sulla risposta sessuale umana dal 1957 agli anni ’90. Masters e la Johnson riscontrarono che in alcune situazioni è molto utile l’esperienza sessuale diretta, guidata da un mentore appositamente formato, per superare alcune difficoltà in campo sessuale, in particolare:

  • mancanza di fiducia in se stessi in campo sessuale, ansie da prestazione,
  • evitamento dell’intimità, inibizione sessuale,
  • situazioni post-traumatiche dovute ad aggressioni o abuso,
  • disfunzioni dell’erezione, eiaculazione precoce,
  • vaginismo,
  • disabilità congenite o acquisite.

Come lavorano?

Le pratiche e le tecniche utilizzate durante il percorso possono variare a seconda dell’esigenza portata, degli obiettivi, della soggettività della persona coinvolta, dei tempi personali. Si va dal dialogo all’educazione sessuale, dagli esercizi di rilassamento al contatto intimo, ma l’elemento fondamentale è sempre la comunicazione reciproca. L’Assistente, così come il cliente di questo servizio, può essere uomo o donna, eterosessuale od omosessuale, e il percorso può essere individuale o, in certi casi, di coppia.
Solitamente gli incontri sono in numero prefissato (fino a 15 sessioni di 90 min l’una) e si svolgono nell’arco di molti mesi. Agli/Alle Assistenti è richiesta una selezione psico-attitudinale preliminare, una preparazione in campo psicologico e sanitario e una formazione sempre aggiornata.

Nel corso del tempo l’Assistente Sessuale è stato usato sempre più spesso per aiutare le persone con disabilità, fisiche e/o cognitive, a prendere confidenza con il proprio corpo e con il corpo di un’altra persona, a riconoscere le fonti del proprio piacere erotico, a trovare benessere nel contatto fisico, ad acquisire sicurezza e consapevolezza, ad accettare la propria fisicità ed esplorare modi alternativi di fare l’amore, a proporsi come partners relazionali e sessuali.

Molta perplessità, tuttavia, è tuttora suscitata da questo tipo di terapia sessuale. Più frequentemente vengono chiamati in causa:

  • i timori che il cliente possa innamorarsi dell’Assistente – non è possibile negare che questa possibilità si verifichi, così come può accadere che sia l’Assistente ad innamorarsi del cliente, ma l’Assistente è preparato a:
    *garantire professionalità e chiarezza anche nell’intimità,
    *mantenere alta la consapevolezza del significato del percorso e di cosa sia un ‘rapporto di coppia’,
    *leggere e gestire le emozioni proprie e del cliente,
    *trasformare in un’esperienza arricchente e positiva l’innamoramento se questo dovesse verificarsi;
  • la paura di incorrere nello sfruttamento dell’Assistenza come nella prostituzione – ma è quasi sempre richiesto che l’Assistente svolga, oltre a questo lavoro, anche un altro lavoro che costituisca fonte di reddito, che aderisca a questo lavoro volontariamente e segua corsi di formazione, che sia tutelato da associazioni che ne garantiscano il rispetto e i diritti;
  • questioni di ordine etico, religioso, legislativo – dipendenti però dalla cultura e dalla legislazione vigente, diverse da Paese a Paese;
  • il timore di medicalizzare eccessivamente la sessualità nel caso, soprattutto, delle persone con disabilità – per questo è necessario un lavoro parallelo, e ad ampio raggio, di informazione, sollecitazione culturale e normalizzazione dell’idea sociale di sessualità delle persone disabili, accanto però alla possibilità di autodeterminarsi e scegliere se considerare adatto a sé questo tipo di aiuto.

Dove sono operativi gli/le Assistenti Sessuali?

In Italia, attualmente, l’Assistenza Sessuale non esiste, nonostante gli accesi dibattiti degli ultimi anni e i comitati nati ad hoc. La possibilità, per una Nazione, di istituire questa figura è sempre condizionata dalle leggi che regolano lo scambio di denaro per prestazioni sessuali o fisiche, a loro volta fortemente legate alle leggi che regolamentano la prostituzione. Nel mondo il servizio di Partner Surrogacy esiste, con mansioni più o meno ampie e regole e limitazioni diverse da Paese a Paese, in Germania, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera (parti germanica e francofona), U.S.A., Canada, Giappone, Australia.

 

Dr.ssa Priscilla Berardi
Medico Chirurgo
Specializzata in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Formazione in Sessuologia
tel. +39 349 5455417
info@priscillaberardi.it
www.priscillaberardi.it
www.sessoamoredisabilita.it

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